L’ATTESA

Il tempo sembrava essersi fermato, eppure correva frenetico tra le dita di tre giovani donne che non si conoscevano, unite solo da un’attesa sospesa. In un bar del centro, Amira non staccava gli occhi dallo schermo del cellulare. Il velo di seta colore della notte, le incorniciava il viso mettendo in risalto occhi d’abisso ed una bocca da baciare, mentre il pollice scorreva nervoso sulla chat ancora silenziosa.
Davanti a lei i resti di uno snack mangiato di corsa dopo  la scuola. Ogni volta che la porta del locale si apriva, il campanello trillava come una promessa, ma Amira non alzava lo sguardo: sapeva che la risposta che cercava sarebbe arrivata da quel rettangolo luminoso, l’unico ponte verso un “sì” che avrebbe cambiato il suo futuro. Poco lontano, al margine di un marciapiede, alla fermata dell’autobus vicino ad Harrod’s, Ellen fissava l’asfalto con lo sguardo smarrito mentre con le mani arrotolava i biondi capelli in un gesto nervoso. Sull’asfalto bagnato una borsa troppo leggera per una fuga e troppo pesante per una passeggiata.
Guardava la pensilina dell’autobus, poi la corsia dei taxi, incapace di decidere quale direzione dare alla sua vita. La città le sfrecciava accanto come un film accelerato, ma lei era immobile in un fermo immagine, aspettando che il coraggio — o un segnale dal destino — le dicesse finalmente dove andare. Nel caos della stazione metro di Paddigton, Sophia era un’isola di calma apparente. Indossava grandi cuffie che la isolavano dal frastuono dei binari e dal viavai dei viaggiatori. Fra le braccia teneva cartoni di pizza ancora caldi, il cui profumo lottava contro l’odore di ferro e fumo. Aspettava il treno delle 20:15, quello che la riportava a casa dalla persona a cui quelle pizze erano destinate. Mentre la folla la urtava, lei rimaneva salda sulle gambe.
Come tronco elastico di una giovane betulla, oscillava qua e là a ritmo di una musica che sentiva solo lei, andante e lieve come vento che spettina le foglie. Sguardo altrove a percorrere mentalmente la linea dei binari. Tre vite, tre luoghi, una Londra frenetica, un unico respiro trattenuto. Finché, quasi all’unisono, qualcosa si mosse: un segnale sul display, un taxi che accosta, un fischio lontano sui binari. E’ così che tre destini si incrociano sul treno delle 20:15. Le tre giovani donne si ritrovano sedute vicine nello stesso scompartimento: Amira chiude la chat con un sorriso, Ellen respira finalmente guardando fuori dal finestrino e Sophia apre i cartoni della pizza per offrirne una fetta alle due ragazze sedute di fronte. In quell’istante, tra il profumo del pomodoro e il ritmo delle rotaie, le tre sconosciute capiscono che la loro attesa è finita.
Stringono le loro mani a formare un triangolo energetico unendo le loro vite che, per uno strano scherzo della sorte si sono incontrate su quel vagone, in una sera di fine inverno. La vera avventura verso un futuro condiviso è appena iniziata. Scelgono una destinazione a caso e decidono, insieme, di unire il talento digitale di Amira, la voglia di riscatto di Ellen e l’energia conviviale di Sophia per cercare e trasformare un vecchio casale abbandonato in “Aspetta!” un innovativo hub creativo e rifugio per chiunque stia ancora cercando la propria strada.